Un dovere dello stato.

Senza troppi giri di parole, senza tanti preamboli, questa è la pura e semplice verità. E lo è come su molti altri argomenti, ma questo è la “madre” di tutti gli altri argomenti, perché è evidente che nessuna delle politiche, fin ora portate avanti dai vari governi dal 1948 ad oggi, allontanandosi da questo argomento sono venuti meno al concetto stesso di “struttura stato”. Cos’è lo stato? Quali devono essere i suoi obiettivi? Lo stato, citando Hobbes è:

«Lo Stato rappresenta l’istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi attraverso l’esercizio di una summa potestas, espressa attraverso la forma astratta e universale della legge che si legittima in base al mandato di autorizzazione degli individui, in cui si realizza il meccanismo della rappresentanza politica; i cittadini si trovano infatti in quella fase pre-politica che è definita come stato di natura e il sovrano svolge un ruolo “rappresentativo” unificando in sé la “moltitudine dispersa”».

Lo stato come è inteso in una democrazia rappresentativa ed elettiva, come quella italiana, è uno stato di diritto, sociale. Per tanto il primo obiettivo dello stato Italiano deve essere quello di operare per il benessere dei cittadini facendo valere la propria sovranità, in secondo luogo adoperandosi affinché i cittadini, attraverso le relazioni internazionali e gli scambi economici possano assolvere le proprie esigenze, entrando in un circuito lavorativo.

È evidente che, ogni forma partitica o movimentista, sia essa di governo, di opposizione, parlamentare o extraparlamentare, andando in direzione opposta, enfatizzando la delega dei compiti dello stato ai privati o, addirittura, ad organismi internazionali, sta tradendo il mandato originale affidatogli che la carta costituzionale stessa prevede.

Il consumo dei diritti, la manipolazione mediatica, la creazione di leggi “esca”, servono ad allontanare i cittadini da questi concetti, impegnandoli nelle lotte (sacrosante) per problemi contingenti, impegnando eroi contemporanei, come Alex Zanotelli, in una perpetua lotta per gli “ultimi”, per i “diseredati”, che via via aumentano in un paese che ha abbandonato completamente la ricerca della “piena occupazione”, trasformando il diritto al lavoro in un bisogno da risolvere attraverso l’assistenzialismo per rimodulare, partendo dal basso, i cittadini in sudditi.

Articolo di Alex Zanotelli su Comune-info.net

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